16 ottobre – Polo Bibliotecario di Potenza – ore 16.00
RIFARE IL CORPO, RIFARE LA VITA. ARTAUD E LA SCENA DELLA FOLLIA
a cura di Pasquale De Cristofaro seminario-incontro sulla figura di Antonin Artaud nella presentazione della nuova traduzione de “Il Teatro e il suo doppio”a cura di Giuseppe Rocca

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Artaud, una visione e un libro. Proclamò che il teatro deve cessare di essere rappresentazione e deve diventare compiutamente azione, proiettandolo oltre la sfera dell’arte. Teatro e vita in lui si incontrano nel concreto lavoro di individui decisi ad opporsi allo svilimento dell’agire umano.
Il teatro e il suo doppio, pubblicato da Gallimard nel 1938, raccoglie i saggi più significativi di Artaud. Questa è la seconda traduzione italiana. L’altra uscì presso Einaudi mezzo secolo fa, a vent’anni dalla morte dell’autore, e chiuse l’arco di trasformazione con cui da noi si era raccontato Artaud: dall’anarchico che attentava al teatro con brutali messinscene, dal grafomane recluso, distrutto dagli elettroshock, al poeta finalmente consacrato con l’Opera Omnia dal più prestigioso editore francese.
Scrive Giuseppe Rocca, curatore di questa edizione: «In varia misura e legittimità, quasi tutto il teatro di ricerca di questo cinquantennio si è riconosciuto illuminato dal Sole Nero di Artaud. Nel bene e nel male. Spesso, chi ha agito nel nome di Artaud ne conosceva solo qualche massima. E poche parole d’ordine sono bastate, per esempio, per provocare nel DNA teatrale una vera mutazione genetica: l’atto performativo (recitazione o lettura registica di un dramma) è, di fatto, passato da attività di secondo livello (interpretazione del testo) ad azione di primo livello (creazione scenica). […]Una nuova traduzione può servire anche a discutere di questo, a invitare a un consuntivo della fase che la versione Einaudi ha contribuito ad avviare e che oggi siamo maturi per storicizzare. […] Artaud distruttore del testo? Può esserlo uno che lascia ventisei volumi di scritti? Cos’è il rito, tanto sognato da Artaud, se non proprio quella ripetizione e quella fissità da lui tanto negate? È veramente applicabile in teatro quello che Artaud ha scritto sul teatro? Se cinquant’anni di teatro italiano sono stati influenzati da questo libro vuol dire che esso può avere effetti pratici. E vuol dire anche che la prassi ha bisogno di un pensiero che la stimoli, la guidi e la controlli eticamente».

Giuseppe Rocca è laureato in Lettere e Diplomato all’Accademia “Silvio d’Amico”, dove ha tenuto la cattedra di Storia dello Spettacolo. Ha insegnato inoltre all’Accademia di Belle Arti di Napoli. E’ regista e autore teatrale e radiofonico. Come sceneggiatore ha vinto due volte il Premio Solinas, Le Manuscript de Vercorin, il Premio Moravia, il Premio Flaiano e il Premio Bufalino. Attualmente è docente alla Scuola del Teatro Nazionale di Napoli.

Pasquale De Cristofaro, attore e regista teatrale, ha diretto le rassegne, Teatro della Notte e Corponovecento sulla drammaturgia contemporanea. Attualmente insegna “Storia del teatro”, presso il Liceo Sabatini Menna di Salerno nell’indirizzo di “Sperimentazione Teatro”. Dirige la collana di teatro contemporaneo “corponovecento”. Come regista ha diretto tra gli altri: Renato De Carmine, Francesca Benedetti, Vincenzo Pirrotta, Franca Nuti, Virginio Gazzolo, Mariano Rigillo, Peppe Lanzetta, Francesca Benedetti, Vanda Monaco, Michele Monetta, Francesco Silvestri. Con lo spettacolo, Malaluna, di e con Peppe Lanzetta e Vincenzo Pirrotta, vince il premio E.T.I. Olimpici del teatro (2004) quale migliore novità del teatro italiano. Partecipa in qualità di regista-collaboratore, scenografo e costumista alla Biennale Teatro di Venezia 2004 con lo spettacolo Eumenidi, produzione Teatro Stabile di Brescia. Ha pubblicato,  Lo sguardo indecente, sul teatro del primo novecento; www.transnapoletanateatro.it, sul teatro e la drammaturgia napoletana contemporanea e Le ali di Hermes, sul teatro e l’attore nel novecento, per le edizioni Plectica.