Le iniziative
Spazi Narranti – OPHELIA
il progetto
Il progetto Spazi Narranti curato da Leonardo Pietrafesa e Monica Palese intende porre in essere una serie di ampie progettualità attraverso le quali realizzare produzioni e alimentare la creazione di reti stabili che vedano al centro del loro essere l’interazione tra cultura e storia per raccontare attraverso lo strumento teatrale i luoghi.
Spazi Narranti – Ophelia si sviluppa a Potenza in un intero quartiere della città ( il Quartiere Santa Maria): qui esiste da tempo un teatro chiamato ora “Piccolo Principe” ed ha una storia importante perché fu sede della Compagnia Piccolo Teatro di Potenza che fu la prima realtà professionale in Basilicata riconosciuta dal Ministero dello Spettacolo.
Il teatro è per collocazione al centro di un quartiere, che ha già di per sé una storia importante e tuttora ospita significativi “ luoghi” culturali come la Pinacoteca Provinciale, il Museo Archeologico, fino al recente Polo Bibliotecario ideato per valorizzare il patrimonio librario.
Immaginiamo quindi come Rete un nostro agire “itinerante“ tra i vari luoghi sopra descritti, attraverso la formazione e la messinscena per poi completare un prodotto scenico che possa essere costruito attraverso le suggestioni nei laboratori formativi tra archeologia, pittura e libri (materiali ricavabili tutti a pochi metri di distanza) ma soprattutto che faccia riferimento alla storia dell’intero quartiere.
E’ infatti qui, nel quartiere Santa Maria, che fu ideato nella prima decade del novecento il Progetto Ophelia.
Il Progetto Ophelia è il progetto architettonico di un ospedale psichiatrico costruito a Potenza, in Basilicata,ideato da Giuseppe Quaroni e Marcello Piacentini, essi diedero il nome al loro progetto Ophelia ispirandosi al noto personaggio dell‘Amleto nella tragedia di Shakespeare.
Il Progetto Ophelia di Quaroni e Piacentini era straordinariamente originale. Nessuno mai prima di allora aveva progettato un ospedale psichiatrico come questo nel Sud Italia. Originale nell’impostazione architettonica e nell’impianto urbanistico, la struttura manicomiale ideata era chiaramente incentrata su teorie psichiatriche innovative che privilegiavano stanze per malati, concepite quasi quali abitazioni, e spazi per lavori manuali (laboratori, colonia agricola) che potessero favorire il processo di riabilitazione. Quaroni e Piacentini optarono inoltre per la separazione dei vari tipi di pazienti in diversi padiglioni, ognuno dei quali circondato da floridi giardini e viali che avrebbero fornito il potere curativo della natura, quindi diversi giardini dove i pazienti si potessero “sentire” più liberi.
Anche la galleria sotterranea di collegamento, oggi Covo degli Arditi, era un’ innovazione geniale e originalissima per l’epoca. Innanzitutto le misteriosissime porte che si aprono lungo la galleria, e che immettono in quelli che dovevano essere i padiglioni dell’Istituto Psichiatrico.
Giardini per non sentirsi prigionieri, il processo della riabilitazione,le molte porte, il mistero e la trasformazione architettonica con i nuovi luoghi culturali ora presenti( Museo, Pinacoteca, Covo degli Arditi e il Polo Bibliotecario, Stazione Ferroviara) diventano un contesto molto interessante per avviare un processo creativo nuovo e che da questi luoghi tenti di raccontare le storie di uomini quindi la trasformazione della città.
Il tutto è favorito poi dalla possibilità di avere una struttura teatrale proprio nel mezzo con una sua storia già legata al territorio. Vogliamo quindi riportare in quei giardinetti ( che nel progetto di Quaroni e Piacentini erano luoghi per dimenticare la prigionia) donne e uomini afflitti dalla malattia psichica per farli partecipare al nostro lavoro.
Chiederemo supporto alle comunità e avvieremo collaborazioni con le case famiglia per costruire insieme. Abito in Scena ha già avuto diverse esperienze attraverso le attività nei DSM ( Dipartimenti di Salute Mentale) percorso importante per l’idea di teatro che la compagnia ha sempre alimentato. Il personaggio come strumento, il teatro come “giardino” dove sentirsi , malgrado il male, liberi.
Le iniziative
Spazi Narranti – OPHELIA

